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Perchè nasce la CISL
La Liberazione, la Repubblica, il pluralismo, la Cisl Univerità Perché nasce la CISL? E come nasce? 50 anni non sono bastati a fare chiarezza. O meglio: un serio lavoro di documentazione e interpretazione da dentro la "famiglia CISL" non è bastato a invertire i troppi pregiudizi e le tante inesattezze.

Non molti sanno che solo nel 1989 la CGIL ha lasciato la Federazione sindacale di matrice comunista (Fsm) e ha cambiato il proprio statuto, che prevedeva (ad esempio) il solo voto palese nei propri organismi e legittimava le correnti politiche interne. La Cisl invece non ha mai dovuto riscrivere i primi tre articoli del proprio Statuto, attualissimi e profetici a distanza di 50 anni!
Come è stata finora raccontata la storia cislina?
"Un bieco disegno di USA, vaticano, Dc, degli anticomunisti in genere, per dividere la classe operaia italiana"
Questa è la versione più orecchiata, ripetuta a pappagallo nei maggiori libri scolastici.
E' una versione che viene da lontano. Era cara anche a quella parte del movimento cattolico più legata al modello del sindacato "bianco" prefascista: Così Giuseppe Rapelli, leader della fazione fedele al "sindacato cattolico", in stretto ossequio alle gerarchie vaticane, coniò in seguito una ricostruzione di comodo: a suo dire, la scelta sarebbe stata tra "fede cristiana e dollaro". Con Giulio Pastore dalla parte del dollaro.
L'episodio chiave è l'attentato al leader comunista Togliatti, nel luglio 1948. Mentre mezz'Italia ritira fuori i fucili della Resistenza e Bartali vince una gloriosa tappa del Tour che riporta la calma nelle piazze, il mondo del lavoro è spaccato.
Il comitato esecutivo della Cgil unitaria cavalca le agitazioni e proclama lo sciopero generale. La corrente sindacale cristiana (11 membri) chiede un'immediata revoca dello sciopero dichiaratamente "politico" e senza giustificazione vertenziale: Le altre componenti tentano la retromarcia, ma troppo tardi. Dal 16 luglio i lavoratori cattolici sono invitati a tornare al lavoro. Non c'è momento formale della scissione. Il 21 luglio nelle Acli si prende atto della decisione della Cgil e quindi della necessità di dar vita ad una organizzazione indipendente dai partiti. Il 5 agosto il direttivo Cgil ratifica la decisione di far decadere dagli incarichi i dirigenti dissidenti. Una decisione nell'aria, se già l'11 agosto viene diviso il patrimonio (un quinto resta agli "scissionisti").
Quanto potevano stare assieme quelle componenti, in un paese dove un discorso unitario non c'era stato neanche prima del fascismo?
I protagonisti della ripresa sindacale nel 1944 sono tutti uomini che vengono dalle esperienze sindacali degli anni Venti. Le nuove generazioni al Nord sono infatti impegnate o nella guerra o nel ricostruire la Resistenza.
Ricordiamo che il Veneto con quasi 22mila persone coinvolte fu secondo solo al Piemonte come dimensione raggiunta nel movimento armato antifascista.
Quando il 25 luglio 1943 si sfascia il Regime fascista, il ministro badogliano delle Corporazioni (Piccardi) decide di dare continuità all'attività sindacale. Chiama - il fatto è curioso e poco noto - come commissari di singole organizzazioni sindacali anche esponenti dei partiti antifascisti!
Al sindacato dell'industria va il socialista Bruno Buozzi, con vice il cattolico Gioacchino Quadrello e il comunista Riveda. All'agricoltura Achille Grandi (ultimo segretario della disciolta Cil) ha come vice il comunista Di Vittorio e il socialista Lizzadri.
Nei mesi successivi è chiara l'importanza di promuovere un movimento sindacale unitario, per far fronte al drammatico stato del Paese. Le logiche saranno, come per tutte quelle del comitato di liberazione nazionale, all'insegna della parità tra concezioni ideologiche dei tre partiti di massa.
De Gasperi punta ad un legge di riconoscimento del sindacato, nella speranza di poter rispondere meglio all'egemonia social-comunista. Ma la concezione sindacale è agli antipodi fin dall'inizio rispetto ai partner. I cristiani puntano sul decentramento rispetto al centralismo "democratico" dei "rossi", al dinamismo dei sindacati di categoria, all'uso accorto nell'arma dello sciopero.
Il 19 marzo 1944 a Salerno, con l'Italia spaccata in due, rinasce l'antica Confederazione italiana del lavoro, con a capo Domenico Colasanto, che riunifica varie esperienze di sindacalismo meridionale. In agosto, a Roma, la Cil confluirà nella Corrente sindacale cristiana e poi nelle Acli, presiedute da Achille Grandi, che morirà nel 1946.
Il cosiddetto Patto di Roma è del giugno 1944, ma il primo Convegno nazionale del movimento unitario si svolgerà solo a fine gennaio '45 a Napoli (conferma dei tre leader, Grandi, Di Vittorio, Lizzadri) e il primo Congresso della Cgil unitaria a Firenze nel giugno del 1947.
In questi anni è aperto il problema delle "competenze" in tema di azione sindacale tra le varie realtà del movimento cattolico. L'ufficio sindacale Dc non decolla. A lungo i pezzi dell'Acli sognano una propria egemonia, contrastata da Grandi fedele ad una linea di autonomia. Di fatto la Chiesa ha delegato tutto alle Acli, sotto il controllo di un assistente ecclesiastico.
La corrente cristiana gioca anche un proprio ruolo autonomo nelle vicende democristiane. Nel dicembre 1945, De Gasperi sale al vertice del Governo e i dissensi crescono. Grandi nel gennaio 1246 arriva rimettere alla Dc le proprie dimissioni da segretario nella Cgil, a causa delle pressioni ricevute. Solo lentamente viene accettato il principio di una divisione dei ruoli, con le Acli in chiave di orientamento "presindacale": offriranno sedi, assistenza, formazione, senza organizzare direttamente i lavoratori, anche se non sciolgono il nodo di una loro "sorveglianza" sulla corrente cristiana.
Fin dall'ottobre '44 si stacca dal resto del movimento sindacale cristiano organizzato nelle Acli Paolo Bonomi, che promuove la Confederazione dei coltivatori diretti. E' una perdita importante per la corrente cristiana.
Intanto solo l'autorità morale di Grandi e dello stesso Di Vittorio riescono a far convivere le molte anime sindacali nella Cgil unitaria. Passa tuttavia il principio che chi va in minoranza potrà manifestare il proprio dissenso astenendosi dalle azioni decise, ma non boicottare le decisioni.
Ogni riunione ai massimi livelli è uno scontro aperto, anche personale. Le mozioni cristiane, ad esempio, per aumenti salariali che non cozzassero con la stabilità della fragile lira, vengono bocciate. Di Vittorio nomina commissioni d'inchiesta su episodi di intolleranza denunciati dai sindacalisti cristiani.
Una precisa fotografia dello stato dell'arte viene scattata al congresso di Firenze. Mancano all'appello i voti di oltre un milione di nuovi aderenti, che falsano le cifre. Lo denunciò fra gli altri Francesco Cecchini, dal '46 nelle Acli di Belluno, con esperienza sindacale fin dal 1925. Il congresso provinciale viene annullato da tre ispettori venuti da Roma, tra cui Bruno Storti.
La corrente cristiana presenta così 600.000 deleghe su 4 milioni e mezzo: un 13%.
Sono Lombardia e Veneto le sue roccaforti, con punte del 35% dei sindacalizzati a Vicenza e il 31% a Treviso. Nell'industria, le percentuali sono sotto il 10%, salvo i tessili (30%) e poligrafici (16%). Faranno storia a sé bancari e scuola: quasi egemonizzati dalla corrente cristiana, non entreranno subito nelle vicende cisline e anzi nelle banche subiranno la scissione dell'autonoma Fabi.
In realtà tanti lavoratori democratici o non erano stati ancora contattati, oppure non si sentivano coinvolti dal progetto unitario. Solo la discesa in campo di un soggetto nuovo poteva sbloccare le cose.
Sindacato "cristiano" o sindacato "libero e autonomo"? Il congresso straordinario delle Acli, a metà settembre 1948 in Laterano, non ha dubbi, Con 580 voti contro soli 40 (tra cui Treviso, con a capo Vittorio Pozzar) passa la seconda opzione.
Tutta la base vuole proseguire l'esperienza maturata nella Cgil, non tornare indietro. In qualche modo punta (anche se i numeri risultano ancora impossibili) a dare piena attuazione ad un ruolo forte del sindacalismo in Italia, ma fuori dalle influenze dei partiti.

Il Veneto dentro le vicende nazionali

Basta parlare coi protagonisti dell'epoca per sentire quanto "naturale" e vissuta come sollievo sia stata la scelta di spezzare in Italia quell'incongrua coabitazione.
Il 17 ottobre 1948 nasce la Libera Cgil: fin dal nome in aperta polemica con la precedente sigla (Cgil). Segretario generale è Giulio Pastore, a lungo fedelissimo di Grandi, ma di una diversa generazione, già conoscitore della macchina Dc nei panni di segretario organizzativo. Acuto analista, grande conoscitore di uomini e organizzazioni, intellettualmente curioso e capace di dar spazio alla voce originale di "professori" come Mario Romani, che ne condivisero per 15 anni l'esperienza umana e politica.
Tra l'altro, è Romani a parlare per primo già nell'ottobre 1949 al Consiglio nazionale dc contro il riconoscimento per legge del sindacato: un cambiamento storico di linea, poi raccolto dalla Cisl. Si chiude definitivamente il legame, ancora caro a De Gasperi, tra visione del sindacato e impianto organicista-corporativo.
Come reagisce la periferia? Sappiamo che lo stesso Pastore ha rinviato più possibile la rottura. In Veneto raccogliamo due storie opposte: Padova e Venezia.

La corrente cristiana a Venezia tenta di opporsi, unico caso in Regione.
Nerino Cavallai, leader della corrente cristiana insieme ad Angelo Tasca e Giuseppe Negrini, descrive la Cgil unitaria come una buona "comunità di intenti, con fratellanza anche di tesi che non esisteva altrove. In giro bisticciavano sempre, ma qui a Venezia molto meno. La frattura è avvenuta per motivi ideologici. Che poi fosse matura in certe coscienze è vero".
Per la verità un Libro bianco cisl del 1950 raccoglierà 34 episodi di intimidazione contro sindacalisti cristiani. Ben 20 riguardano l'area di Marghera e 11 Rovigo. E parliamo dei soli episodi rilevanti. Poi c'era il clima dei rapporti personali.
Emilio (Remigio) Boldrin (oggi pensionato a Campalto e attivo nella Fnp: una vita come militante Cisl tra edili e petrolieri) racconta di quando, ventenne, unico su 156 dipendenti, annuncia ai compagni della Sacaim di Venezia di voler passare alla Lcgil. Un operaio attivista comunista prima fa finta di volergli ridare la tessera, nella pausa pranzo. Poi, mentre si allontana, gli tira un'accetta che gli sfiora la spalla… Gli chiederà scusa, commosso, solo 40 anni dopo.

Altra situazione a Padova.
E' un partigiano di Adria, perito agrario, Alberto Franceschini, classe 1917, che offre casa propria per le riunioni del Cnl. Lo scelgono come rappresentante della corrente cristiana nella Cgil, sede in via del Padovanino. Nel '45 subisce l'assalto dei comunisti venuti dall'Emilia alla prefettura, mentre sta stipulando un patto agrario. Al primo Congresso della Dc a Napoli racconta la storia in pubblico e subisce nuove minacce al ritorno a Padova.
E' costretto ad andare in giro con due pistole. E sta per tirarle fuori, quando viene circondato in via Buoncompagni da 5 comunisti durante uno sciopero proclamato dalla sola Cgil. Lo salvano quattro poliziotti. Franceschini fa il punto con gli amici Gui, Girardin, Filippino, Frosi, Galvan e il giovane Enzo Friso.
Classe 1927, tornitore specializzato, Friso entra alla Garolla di Limena, dove tutti i componenti della Commissione interna sono comunisti, legati ancora all'idea dell'Unione Sovietica come paradiso terrestre. Il primo giorno di lavoro trovò la fabbrica… in sciopero per la sua assunzione! Erano convinti che non avesse i requisiti, ma l'azienda l'avesse favorito proprio perché "liberino". Per 15 giorni dovette andare a lavorare scortato dai carabinieri.
Friso è l'esponente della Cisl veneta col curriculum di maggiore prestigio: dal 1992 al 1994 ha avuto l'incarico di segretario generale della Cisl Internazionale e si è adoperato anche perché la italiana Cgil fosse accolta in quel contesto.
Oggi ricorda così quei primi anni: "L'unità sindacale non c'è purtroppo mai stata. Apparve evidente che quanti credevano nella dittatura del proletariato, cercavano in tutti i modi di controllare il sindacato. Non è stato possibile creare una vera osmosi… Abbiamo sofferto esperienze molto, molto penose".
Un altro episodio che val la pena di essere ricordato. Ha per protagonista una delle pochissime donne venete della corrente cristiana di cui si sia conservata traccia: Graziosa Biasiolo.
Il giorno dopo l'attentato a Togliatti, il 15 luglio, nel piano delle manifestazioni organizzate di piazza e delle occupazioni di fabbriche, la Biasiolo, militante religiosissima dal carattere spiccio ed indomito, viene bloccata nella sede unitaria dai "compagni". Le chiedono la cassa del sindacato tessili. Resta prigioniera per una notte, rifiutando di consegnarla. Occorre l'intervento energico di Franceschini, con Girardin, per rompere l'assedio e conservare il denaro dei propri iscritti.
I segretari comunisti della Camera del lavoro pubblicano un articolo diffamatorio, sulla moralità della Biasiolo e la vicenda proseguirà in tribunale, fino ad ottenere una pubblica ritrattazione.
Conclusione: nella relativamente tranquilla Padova, la Lcgil (Libera Confederazione Italiana dei Lavoratori) nasce un mese prima della data ufficiale nazionale!

Ancora un'altra situazione a Rovigo. Il 23 luglio un convegno di sindacalisti cristiani, segretari Dc e Presidenti di circoli Acli approva e invia a Roma una documento in cui si auspica "la costituzione di sindacati liberi, apolitici, apartitici, indipendenti ed esclusivamente per la difesa dei diritti dei lavoratori". Tante e impossibili le clausole alternative, tra cui l'indire un referendum con voto libero, individuale e segreto prima di proclamare scioperi generali o di categoria.
La provincia è in mano alla sinistra più "rossa". Ancora nel 1950 due terzi dei comuni hanno giunte di sinistra. La condizione delle popolazioni è di estrema miseria. Persistono sistemi di riparto agricolo a dir poco feudali (regalie, onoranze, ecc.) Rapporti dei carabinieri parlano di "esseri umani allo stato primitivo", che vivono in "un preoccupante stato di avvilimento e abulia".
Il ribellismo spontaneo sfugge più volte di mano allo stesso movimento sindacale, come nell'assalto nel luglio '46 alla prefettura e ai locali di distribuzione di indumenti.
La Cgil conta nel '47 addirittura 115mila adesioni, di cui 25mila nell'agricoltura. Ma la componente cristiana, ottiene solo 1 seggio su 18 negli organismi, anche dentro la Federterra. Suo leader è Danilo Sorgato (succeduto a Giuseppe Soffiantini).
E' chiaro che i lavoratori cattolici non si fidano ad entrare nella Cgil, al di là degli equilibrismi politici. La questione diventa delicata nella gestione del collocamento. Il 90% delle commissioni per le assunzioni di braccianti e compartecipanti agricoli è controllato dalla componente maggioritaria
Dopo le elezioni di aprile si cerca una rivincita (nel Capoluogo la Dc è salita al 38,5%): Fioccano gli scioperi ad oltranza in agricoltura, spesso senza comunicarli a Confederterra. Sono continui gli scontri con la polizia: in uno morirà il giovane Evelino Tosarello.
Il clima è rovente anche nella sede unitaria:dopo la scissione di Saragat, i socialcomunisti pretendono di licenziare gli impiegati in Cgil "infedeli".
Rapido è il decollo della Lcgil: interi circoli Acli passano al sindacato libero, nascono ovunque leghe e gruppi aziendali, a cominciare dai 13 zuccherifici.

A Verona i danni lasciati dai bombardamenti condizionano non poco la ripresa civile. Le maggiori fabbriche sono a pezzi: Fedrigoni, Mondadori, Galtarossa. Le famiglie sinistrate sono 19mila, i bambini malati di Tbc oltre 2000. Ma anche il clima è complesso: fu la provincia più nazistizzata d'Italia e in stretti rapporti con Oltralpe, ad esempio con 8mila lavoratori italiani volontari nelle fabbriche del Terzo Reich.
Farà storia il tormentato ritorno al proprio posto di un "padrone" ritenuto collaborazionista, Arnoldo Mondatori:potrà farlo solo dopo un accordo di "socializzazione", firmato da Cln e sindacati.
Già il luglio '45 la camera del lavoro firma tre accordi agricoli con aumenti salariali. Per la corrente cristiana è Luigi Bacciconi. Le manifestazioni di piazza e gli assalti alle istituzioni per ottenere sussidi e lavoro sono incessanti. La Cgil organizza in via Giusti la Società cooperativa al dettaglio, mentre nascono con pari peso Lega cooperative e Unione Cooperative. Grandi battaglie toccano la complessa realtà agricola, che va dal latifondo (con frequenti occupazioni di terre di aristocratici, contestate dalla corrente cristiana in Federterra) al fenomeno dell'emigrazione stagionale di 4mila mondine verso il Piemonte.
Il 18 aprile è trionfo per la Dc, che vola al 60%. Anche nelle grandi fabbriche, cresce il pluralismo. Alla Galtarossa i cristiani raddoppiano i voti per la Commissione interna. E diventa più forte l'esigenza di giustizia sociale concreta, ad esempio per frenare i licenziamenti (la componente comunista si rifiuta di occuparsene).
I moti di Legnago del luglio '48 infiammano le cronache nazionali. Migliaia di disoccupati sfuggono al servizio d'ordine sindacale e si danno alla rivolta, con tanto di semi-sequestro del Barone latifondista Treves.
Seguiranno 76 arresti e 36 imputati, poi assolti.
A metà novembre, presente Pastore, in città nasce la Lcgil. Aggregherà da subito i tessili, bancari, ma anche disoccupati e pensionati.
Da quel momento la continuità di linea sarà qui assoluta. Vincenzo Casati "regna" come segretario Lcgil e poi Cisl dal 1948 al 1976, quasi un record.

Verso un sindacato libero, ma anche innovativo

Il vento sta cambiando. Lascerà una forte impronta anche l'annuncio del sant'Uffizio (luglio1949) di una possibile scomunica dei lavoratori cattolici che diano appoggio a organizzazioni comuniste.
In Veneto la Dc nel 1946 sta al 49%, nell'aprile del '48 sale quasi al 60%, aldilà del ruolo di sindaci socialisti come Aldo fedeli a Verona, Vincenzo Lante a Belluno, Luigi faccio a Vicenza.
Intanto Pastore fa sul serio, coi suoi 600mila aderenti che raddoppiano in pochi mesi. Si organizza su ben 92 unioni provinciali e 35 federazioni di categoria.
Confesserà poi che le idee sul futuro al momento della rottura non erano affatto chiare, ma i fatti dicono il contrario.
I Dc legati a "vecchie" concezioni tentano un'ultima carta. Rappelli, Rubinacci, Gronchi falliscono nel tentativo di varare con dissidenti di altre componenti sindacali un soggetto alternativo.
Ma i duri scontri sindacali di Molinella dentro la Camera del lavoro (muore una donna e vengono feriti 40 lavoratori) spingono le piccole componenti socialdemocratica e repubblicana a uscire dalla Cgil, che di unitario ha oramai ben poco. Nasce la Fil. Porterà circa 300mila aderenti, insieme agli 80mila dei sindacati autonomi Ufail dentro un nuovo contenitore, portando il totale a 1.200.000 iscritti: è la CISL.
Il 30 aprile e 1 maggio 1950, al teatro Adriano di Roma (è ancora lì in Piazza Cavour, trasformato ora in multisala), nasce la nuova Confederazione sindacale.
La segreteria nazionale avrà sede in via Po' 21, nella villetta del musicista Mascagni. Non solo un sindacato "libero", ma un sindacato "nuovo". Aconfessionale e apartitico. Che accetta adesioni fuori da distinzioni di fede politica o religiosa. Che punta a democratizzare il paese: dalle istituzioni al sistema economico (in mano a poche grandi famiglie), alla vita delle imprese.

La situazione politico-sindacale ed il nuovo assetto della Cisl Università

La fase costitutiva della Cisl Università avvenne nel 1971 e poi al I Congresso Nazionale del sindacato di categoria - che allora tesserava solo i docenti, giacché il personale tecnico-amministrativo risultava ancora inquadrato nel sindacato degli statali.
Occorre dunque ritrovare ragioni e motivazioni profonde. Quando si decise di unire - comprendendo come la rappresentanza risultasse incompleta se limitata ai soli docenti - in una sola organizzazione di categoria le presenze sindacali del personale docente e del personale tecnico-amministrativo non ci si nascose le insidie che avrebbero accompagnato l'opera di omogeneizzazione sindacale di condizioni differenti.
In un periodo, gli anni Settanta, in cui erano ancora vitali le associazioni professionali dei docenti (che si scandalizzavano della rinuncia ad organizzarsi separatamente),parve scelta eticamente e politicamente significativa l'opzione confederale che rompeva ogni tentazione corporativistica e orientava l'azione sindacale a divenire forza riformatrice dell'Università.
La Cisl seppe svolgere un ruolo incisivo, realizzando un punto di incontro tra istanze confederali e aspirazioni di settore, nella fase che andò dai Provvedimenti urgenti del 1974 alla legge 382 del 1980. La Cisla Università - bilanciando non senza difficoltà esigenze contrattuali del personale amministrativo e questioni più generali dell'assetto universitario nell'organizzazione della ricerca scientifica e della didattica - svolse un ruolo significativo che dette al sindacato di categoria assai maggior peso di quanto dicessero i numeri e la consistenza organizzativa. Fu inoltre il polmone culturale della Cisl, nella formazione dei quadri, nella produzione editoriale e culturale, nel definire il profilo strategico del sindacato, arricchendone la capacità di incidere sulla società italiana. Così poté esprimere nell'organizzazione Confederale un peso ed una presenza proporzionalmente superiori a quello di qualunque altra categoria.

Siamo oramai nell'anno 2005 e poiché è importante collocarsi verso il futuro piuttosto che analizzare il passato, non mi soffermerò sulle ragioni e sulle circostanze della crisi che accompagnano attualmente ogni organizzazione sindacale. Mentre urgono le centrali questioni contrattuali, con i problemi legati all'attuazione dell'ordinamento professionale, nonché sul doppio livello contrattuale e quant'altro, costituisce atteggiamento miope lasciarsi imprigionare dalle sterili contrapposizioni e dai risentimenti, specie se mossi da interessi particolari.
Ricordo infine a quanti criticano dall'esterno il sindacato, di giudicare con cognizione di causa, documentandosi o comunque partecipando attivamente ad esso per poter realmente comprendere quanto difficoltoso sia il suo cammino.
Non pochi infatti sono coloro che per sostenerlo con le proprie forze ed idee ci hanno rimesso la vita.
Ricordatelo colleghi! Ricordatelo!
(Livio PULIN)

Documento creato il 16/09/08 - Ultimo aggiornamento il 15/04/10
Autore: Redazione cislunipd.it